Nel ciclismo ci sono momenti in cui la corsa cambia all’improvviso. Non serve una salita, non serve un attacco violento. A volte basta il vento.
Nel ciclismo su strada i ventagli si formano quando il vento laterale costringe i corridori a disporsi in diagonale sulla carreggiata per proteggersi. In questa situazione il gruppo non riesce più a stare compatto e si spezza in più tronconi. Restare nel ventaglio giusto significa risparmiare energie; restarne fuori può voler dire perdere minuti in pochi chilometri.
Quando il vento soffia lateralmente e la strada si apre, il gruppo si trasforma. I corridori iniziano a disporsi in diagonale sull’asfalto, uno accanto all’altro, cercando l’unico spazio in cui l’aria pesa un po’ meno.
È in quel momento che nascono i ventagli nel ciclismo.
Cosa sono i ventagli nel ciclismo
I ventagli si formano quando il vento laterale colpisce il gruppo. Per proteggersi, i corridori non possono restare in fila indiana come accade nelle giornate senza vento. Devono spostarsi di lato rispetto alla ruota davanti, creando una linea obliqua che attraversa la strada.
Il problema è che lo spazio sull’asfalto è limitato.
Quando la strada non basta più per tutti, qualcuno resta fuori dal ventaglio. Chi rimane esposto al vento perde rapidamente terreno e il gruppo si spezza.
È uno dei momenti più delicati di una corsa ciclistica.
Quando il gruppo si spezza per il vento
Quando si formano i ventagli, la corsa cambia immediatamente volto.
Davanti nasce un gruppo ristretto di corridori protetti dal vento. Spesso sono le squadre più organizzate a creare questa situazione, aumentando il ritmo per mettere in difficoltà gli avversari.
Dietro, invece, si forma un secondo gruppo che cerca di inseguire. Ma recuperare non è semplice: senza collaborazione e con il vento contrario, il distacco può crescere molto velocemente.
Per questo motivo i ventagli sono temuti soprattutto nelle tappe pianeggianti dei grandi giri.
Anche nel ciclismo più recente il vento continua a cambiare le corse in pochi chilometri. Durante una tappa del Tour de France, Jonas Vingegaard fece partire un ventaglio con la sua squadra, spezzando il gruppo e mettendo subito in difficoltà diversi uomini di classifica. Tadej Pogačar riuscì a restare nel gruppo davanti, mentre corridori come Remco Evenepoel e Primož Roglič persero terreno.
È l’esempio perfetto di come, nel ciclismo, il vento possa diventare un avversario decisivo quanto una salita.
Perché i corridori lottano per stare davanti
Molti spettatori si chiedono perché i corridori passino intere tappe a battagliare per le prime posizioni anche quando la strada è piatta.
La risposta è semplice: evitare i ventagli.
Restare davanti significa avere più possibilità di entrare nel primo gruppo se il vento spezza il plotone. Chi resta indietro rischia invece di trovarsi intrappolato nel gruppo sbagliato.
Il vento non guarda la classifica. Può mettere in difficoltà un velocista, un uomo da classiche o persino un favorito per la generale.
Serve solo trovarsi nel posto giusto al momento giusto.
Il vento: uno dei giudici più severi del ciclismo
Nel ciclismo il vento è spesso invisibile agli occhi del pubblico, ma può decidere una corsa.
Non lascia segni sull’asfalto e non compare nel profilo altimetrico. Eppure basta una strada esposta, una curva o un tratto di campagna aperta perché la gara si spezzi.
Quando nascono i ventagli, la forza conta.
Ma conta ancora di più la posizione nel gruppo.
Nel ciclismo le corse non si decidono solo in salita. A volte basta una raffica di vento per cambiare tutto, proprio come accade nei momenti in cui il gruppo si spezza e il capitano resta solo davanti alla corsa.
È una delle leggi non scritte del ciclismo: quando il vento decide di soffiare di lato, il gruppo non perdona.