Matteo Tosatto: l’uomo che sapeva prima
Non è stato solo un gregario, ma una mente tattica rara. La storia di chi ha insegnato a vincere senza alzare le braccia.
Non è stato solo un gregario, ma una mente tattica rara. La storia di chi ha insegnato a vincere senza alzare le braccia.
Seicento metri di pavé, pendenze fino al 22% e pochissimo spazio per sbagliare. Il Koppenberg è uno dei passaggi più duri e iconici del Giro delle Fiandre, una salita in cui anche i campioni possono perdere il controllo della corsa.
Vent’anni ai vertici del ciclismo, una maglia iridata conquistata a 38 anni e una passione per la bicicletta che non si è conclusa con l’ultima corsa. Ci sono vittorie che arrivano quando tutto sembra ancora possibile. E poi ci sono quelle che arrivano quando il tempo comincia a diventare un avversario. Il 30 settembre 2018, … Leggi tutto
Questo è il testo che inserirei nel campo Riassunto di WordPress:
Nel ciclismo moderno anche il riposo è diventato parte della preparazione. Ma quanto si fermano davvero i professionisti? Tra recupero fisico, pause dagli allenamenti e necessità di staccare mentalmente, scopriamo cosa accade quando termina la stagione.
Meno di due chilometri, pendenze che arrivano al 25-27% e una storia legata al Giro di Lombardia. Il Muro di Sormano è una salita breve soltanto sulla carta.
A fine stagione rallentare non significa perdere tutto il lavoro fatto. Riposo, uscite più leggere e nuovi stimoli possono aiutare corpo e mente a recuperare e a ritrovare la voglia di pedalare.
Mario Cipollini non è stato soltanto uno dei più grandi velocisti della storia. Vittorie, provocazioni e uno stile impossibile da confondere: il racconto di un campione che non aveva paura di essere se stesso
Il Monte Zoncolan è una salita che non concede ritmo né strategie. Qui il ciclismo si riduce all’essenziale: resistere quando il controllo finisce.
Nel ciclismo spesso la corsa non si spezza con un attacco, ma in pochi secondi: basta una ruota che si allontana di mezzo metro per capire se sei ancora dentro il gruppo.
Alberto Contador non correva soltanto per vincere. Attaccava quando gli altri aspettavano e rischiava quando sarebbe stato più semplice controllare. Da Fuente Dé all’Angliru, la storia di un campione che ha trasformato il coraggio in un modo di correre.