Uscire in bici con il caldo: quando rallentare diventa la scelta migliore

Con temperature elevate, continuare a spingere non significa necessariamente allenarsi meglio. A volte il gesto più intelligente è proprio togliere il piede dall’acceleratore.

Ci sono giornate in cui la bicicletta sembra chiedere più del solito.

La strada è la stessa.
La salita anche.
Eppure il cuore sale prima, le gambe sembrano più pesanti e quel ritmo che normalmente teniamo senza problemi diventa improvvisamente difficile.

Non sempre significa essere fuori forma. A volte è semplicemente il caldo.

Quando il corpo deve fare due lavori

Pedalando produciamo calore. Quando fuori fa molto caldo, però, il nostro organismo deve contemporaneamente sostenere lo sforzo e cercare di mantenere sotto controllo la temperatura corporea.

Aumenta la sudorazione, cresce la necessità di disperdere calore e una parte importante del lavoro cardiovascolare viene utilizzata proprio per raffreddare il corpo.

Ecco perché, a parità di percorso e intensità, una giornata molto calda può sembrare decisamente più dura.

Il primo errore è spesso quello di ignorarlo.

Guardiamo il ciclocomputer, vediamo una velocità più bassa del solito e cerchiamo di recuperarla.

Ma il caldo non è una giornata normale con qualche grado in più.

È una condizione diversa, alla quale bisogna adattare il modo di pedalare.


Partire più piano può farti arrivare più forte

Succede soprattutto all’inizio.

Le gambe sono ancora fresche, la temperatura sembra sopportabile e viene naturale mantenere il ritmo abituale.

Poi passano i chilometri.

Il caldo aumenta, perdiamo liquidi e quello sforzo iniziale comincia a presentare il conto.

Nelle giornate più calde conviene quindi fare esattamente il contrario: partire conservativi.

Lasciare che il corpo entri gradualmente nello sforzo e accettare che velocità e prestazione possano essere inferiori rispetto a quelle abituali.

Non è un allenamento sprecato.
È un allenamento adattato alle condizioni.

Bere prima di avere sete

La borraccia nelle giornate calde non è un accessorio.

È parte dell’uscita.

Aspettare di avere molta sete prima di bere può significare essere già in ritardo rispetto alle necessità dell’organismo.

Meglio bere regolarmente durante il percorso, a piccoli sorsi, e programmare in anticipo dove poter riempire le borracce se l’uscita è lunga.

Con sudorazione abbondante e uscite prolungate può essere utile anche una bevanda contenente elettroliti, soprattutto sodio.

Ma c’è una regola ancora più semplice: se sai che non avrai abbastanza acqua, accorcia il giro.

L’idratazione, però, non riguarda soltanto le giornate più calde: sapere quanto e quando bere è fondamentale in ogni uscita, come abbiamo approfondito nell’articolo “Bere in bici: quanto, quando e perché è fondamentale”.


Anche l’orario fa parte dell’allenamento

In estate non conta soltanto dove andare.

Conta quando.

Partire nelle prime ore del mattino permette spesso di trovare temperature più basse e ridurre l’esposizione nelle ore più calde.

Anche scegliere un percorso ombreggiato o evitare una lunga salita completamente esposta al sole può fare una differenza enorme.

Cambiare percorso non significa rinunciare all’allenamento.

Significa leggere la giornata prima ancora di leggere i watt.

Quando bisogna fermarsi

C’è però un momento in cui rallentare non basta più.

Mal di testa, nausea, vertigini, debolezza insolita, confusione o una sensazione di malessere crescente non devono diventare una sfida da superare.

In presenza di sintomi importanti bisogna interrompere lo sforzo, cercare un luogo fresco e raffreddarsi. Se compaiono confusione, perdita di coscienza o altri sintomi gravi, il surriscaldamento può essere un’emergenza e serve assistenza medica.

Perché nessun allenamento vale il rischio di trasformare una giornata in bicicletta in qualcosa di pericoloso.

Rallentare non significa arrendersi

Il ciclismo ci abitua a resistere.

Alla salita.
Alla fatica.
Alla giornata storta.

Ed è facile applicare la stessa mentalità anche al caldo: stringere i denti e continuare.

Ma saper rallentare è parte dell’essere ciclisti tanto quanto saper spingere.

Ci saranno giornate per cercare il tempo migliore, aumentare i watt o provare a stare davanti agli amici.

E ce ne saranno altre in cui la scelta migliore sarà partire presto, riempire una borraccia in più, togliere qualche chilometro e tornare a casa con qualcosa ancora nelle gambe.

Perché conoscere i propri limiti non rende un ciclista più debole.

Lo rende un ciclista capace di tornare in strada anche domani.